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Vini Valle d'Aosta
I termini del vino

Sommelier e sommellerie del nuovo millennio

Quarto appuntamento con Rudy Sandi che ci propone un simpatico confronto fra la sommellerie di oggi e quella di un tempo, fra citazioni e storia. Una piccola rassegna di antichi sommelier e l'invito ad una buona bevuta contro questo caldo estivo.

Introduzione: sommelier e sommellerie del nuovo millennio

Carissimi amici, in questi canicolari giorni estivi l’idratazione vien meno ed allora il mondo del vino cerca, saggiamente, di prevenire tale pericolosa condizione organizzando ovunque degustazioni e concorsi enologici. E’ l’occasione, oltre che per reidratarsi nel più nobile dei modi, per vedere all’opera il meglio degli italici sommellier a dilettarci con le loro raffinate e complesse terminologie.  Se, nel secolo scorso, a noi poveri beoni di provincia bastava sapere dall’esperto di turno che un vino aveva sentori floreali e di frutti tropicali ora, per i sommelier della post millennial generation, il medesimo vino di cui sopra ha sentori di patchouli e kumquat. 

Trionfa talvolta l’astruso, l’autoreferenziale ma, soprattutto, la desolata constatazione che noi vecchietti non capiamo poi molto di vino rispetto a questi giovani e rampanti guru della degustazione. Per lo stesso principio e assunto perdura anche il banale cliché che il piccolo mondo antico del vino valdostano non avesse chiaro come adesso il concetto di qualità organolettica del vino. Che aroma e gusto del nostro vino antico fossero concetti ancor da venire o, peggio, che questi antichi e irrilevanti campagnoli bevessero solo immonde picchette dal sapore corrotto e repellente, convinti, persino, che fossero buone. Ma era poi proprio così?

La sommellerie nella storia vitivinicola antica e moderna valdostana

Passiamo assieme in rassegna qualche citazione bibliografica di antichi “protosommelier” valdostani “ante litteram” per farci un’idea delle loro presunte rozze conoscenze in materia di qualità del vino. Inizierei, cari amici, dai secoli bui del basso medioevo andando ad incontrare, nel 1430, Aymonet de Praz di Quart. Questi, in un contratto di acquisto di vini locali, pretendeva che il vino fosse “rubei, puri, pulchri, clari, nictidi, bulliti, de boni saporis de dicti feudi” ossia un vino rosso in purezza ovvero non tagliato con acqua o vino bianco, piacevole, di color chiaretto, cioè il colore più apprezzato all’epoca, lucente ossia non torbido, correttamente fermentato, di buon sapore e del territorio esclusivo del feudo di Quart quasi a preconizzare una moderna “denominazione di origine”. 

Spostiamoci di qualche chilometro e secolo per andare a trovare a Saint Pierre un degustatore locale di vini intento, nel 1726, a analizzare “conto terzi” dei muscat da vendere sulla difficile piazza di Torino: “j’ai été hier à Saint Pierre où j’ay gouté vos muscats. Il y en a de trois espèces: le premier quoique vieux de cinq ans et plus d’années est encore vert et a un bon goût aromatique, le second qui est vieux de trois ans a non seulement le même gout aromatique mais encore un goût de bois  parce qu’il est dans un tonneau neuf, le troisième qui n’est vieux que d’un an est très bon, d’une belle couleur et bien clair a la réserve qu’il a encore un peu trop de liqueur c’est-à-dire beaucoup de doux qui ne plait pas en Piémont. Il n’y a pourtant que celui-là qui soit en état d’être présenté pur”

Ci spostiamo di quasi un secolo e di qualche chilometro per andare a leggerci gli appunti di fine settecento del produttore di muscat de Chambave Pantaléon Bich che disserta sulla capacità di invecchiamento e sulle qualità organolettiche dei muscat da lui venduti: “J’ai conservé du muscat de 38 a 40 années. C’est a dire depuis 1762 jusqu’a 1792 et 1799. Il s’est trouvé très délicat et aussi bon que les vins étrangers d’Espagne… en 1785 l’on a bu du muscat fait en 1762. Il était si délicat qu’il n’y a pas un vin étranger à mettre en parallèle. J’en ai présenté deux bouteilles au diner de Monseigneur de Solar. On a trouvé le vin d’une grande délicatesse et il équivaut aux plus délicieux vins étrangers et il croit que ce vin se gardera très bon plus d’un demi-siècle et peut être un siècle”. 

Dedichiamo, ora, un doveroso spazio al “Saggio sulle viti e sui vini della Valle d’Aosta” del 1836, opera insuperata del grande Lorenzo Francesco Gatta che ci offre un saggio della sua straordinaria prosa anche in materia di sommellerie: “Il torretta è un vino vermiglio, gentile, odoroso, polputo, morbido, che ha molto spirito: esso… quando invecchia prende un sapore dilicato, che volge all’amaro aromatico ed approssimasi al belletto Nizzese, ma è più grato, più carico, più gentile …la malvagia, che fabbricasi come il torretta, e per la quale hannosi le stesse diligenze, è un vino-liquore leggiero, sottile, abboccato, quasi sempre spumeggiante, di colore un pochino ambrato, dolce, spiritoso, che si sostiene al confronto delle malvagie italiane più meridionali, non che di molte forestiere. Il moscadello è un po’ men chiaro della malvagia, ancor meno ambrato, ed ugualmente amabile, spiritoso, dolce, anzi smaccato quando è recente e lievemente moscadato”.  

Saltiamo, infine, un ulteriore secolo per andare a trovare Severin Bich, marchand de vin di Chambave, che nel 1906, così descrive le caratteristiche agronomiche dei vigneti e organolettiche dei vini prodotti dal suo famoso fratello, l’indimenticato Louis Napoléon Bich: “Ce sol est de nature a produire des vins toniques, digestifs, aromatiques, légèrement ferrugineux, dus à la présence de l’oxyde de fer. Le terrain alluvionel de ces vignes où prédomine la flore des plantes aromatiques est de nature silico-calcaire avec abondance de sable argilliforme, de l’oxide de fer et de traces de magnésie, produit un vin aromatisé, sec, léger, tonique, digestif, très hygiénique. La position privilégiée du sud-sud est favorise d’une manière singulière la maturité des raisins. L’unité des cépages, la réduite quantité de production, le système de fermentation permettent de faire des vins a type constant et uniforme".

Conclusione e prospettive sulla rivalorizzazione di queste conoscenze.

L’inaspettata complessità di questi appunti sparsi di sommellerie antica rende obbligatoria, cari amici, una riflessione. L’indiscriminata perdita della memoria di questo patrimonio identitario è all’origine dell’idea che tale genere di passato elitario mai sia esistito. L’immagine degli antichi vignerons, nel pesante stereotipo delle nuove generazioni, è stata derubricata ad un mondo abitato da uomini rozzi, descolarizzati, incapaci di produrre nulla di rilevante. Ma quando leggiamo appunti di questo tenore è immediato pensare che siamo noi presunti “moderni” a non produrre nulla di rilevante…

La perdita della memoria di questo raffinate conoscenze è stata particolarmente grave in quanto l’insieme di queste antiche competenze avrebbe potuto smentire lo stereotipo che ritiene i nostri avi incapaci di atti e pensieri “alti”. Il solo recente accesso a queste antiche fonti ribalta questi cliché e apre ad un’insolita prospettiva: la cultura vitivinicola valdostana è stata elitaria persino sulla sommellerie! 

Nel frattempo, cari amici, mi esimo dal perseverare in noiose riflessioni cerebrali per proporvi un giochino da sommelier: stappatevi una buona, fresca bottiglia di Muscat de Chambave secco, sorseggiatela con attenzione, sorridete e preparatevi una scheda di degustazione di questo nettare. Confrontatela con gli antichi appunti di degustazione sopra esposti del medesimo vino…sono loro i degustatori rozzi e descolarizzati? Un saluto a tutti e buona bevuta!

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La rinascita del vino valdostano” | https://www.vinivalledaosta.com/notizie-ed-eventi/la-rinascita-del-vino-valdostano

Il vino alla Fiera di Sant’Orso” | https://www.vinivalledaosta.com/notizie-ed-eventi/il-vino-alla-fiera-di-sant-orso

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Aosta 14 agosto 2023
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